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I testi tradizionali principali ayurvedici sono tre: Charaka Samitha, III secolo d.C., Sushruta Samitha, X secolo d.C., e Hastanga Hrdaya, VI secolo d.C. circa.

Si tratta di manoscritti a noi pervenuti più o meno mutilati dalle vicissitudini del tempo. Le origini dei primi due trattati, che sono i più antichi, sono ancora abbastanza misteriose. Il più recente dei tre pervenuteci quasi completo è il cuore dalle otto membra: Hastanga Hrdaya di Vagabatha, un contemporaneo del Buddha, la cui opera riflette la profonda impronta culturale lasciato la Tatagatha al suo tempo.

Lo stile è coinciso, quasi quello di un manuale, gli spazi filosofici sono di minore valenza rispetto a quelli della della Charaka Samitha. Commentando il valore della Hastanga Hrdaya il Vaidya Baghawan Dash soleva osservare come Bhagavata abbia tentato senza successo di sistematizzare gli argomenti medici trattati, riuscendo pero ́a raccogliere informazioni da precedenti fonti autorevoli in Ayurveda, che sono altrimenti andate perdute, e a riassumere la sua opera in forma poetica finalizzata la memorizzazione. Al giorno d’oggi il suo lavoro è fonte di studio e ammirazione in tutto il mondo.

Il suo testo è stato tradotto in tibetano da Rin-chen Bzan-po (nome sanscrito Ratna- Bhadra 958 – 1055 d.C.). Tradotto insieme con molti altri testi di autori quali Nagarjuna, il grande filosofo buddista del II secolo a.C., ha formato una parte delle scritture Tanjur del buddhismo Mahayana.

Oltre all’Hastanga Hrdayam Bhagavata ha composto anche l’Astanga Sangraha: il contenuto dei 2 testi è molto simile, a differenza e non lo stile letterario il primo è spesso interamente in versi metric,i il secondo è più ampio ed è composto sia da versi metrici che da brani di prosa.

Il Sushruta Smitha è un trattato di Salya- Tantra, ovvero di chirurgia, secondo la scuola di Dhanwantari. Quest‘ultima fu poi penalizzata con la diffusione del pensiero buddista che vede nell‘atto chirurgico una forma di violenza. Il testo contiene la descrizione approfondita di 107 marma ovvero punti vitali.

Charaka era un medico errante della cui esistenza storica si sa ben poco. La sua opera rispecchia uno stile braminico ortodosso e raccoglie vario materiale proveniente certamente da autori diversi.

Sulla sua persona sono nate diverse ipotesi, nessuna veramente comprovata. Il dottor Dash sostiene che Agnivesa, allievo di Atreya, ha redatto una prima versione del testo al tempo dell’Imperatore Kanishka, circa intorno all’anno zero, poi verso il II secolo d.C. Charaka ha rivisto il testo compilando una seconda versione. In seguito Patanjali, il leggendario medico, Yogin, e grammatico, ne avrebbe redatto una nuova versione, la quale sopravvissuta alle vicissitudini del tempo, e ́giunta, anche se non nella sua interezza, oggi a noi.

Tratto da “Ayurveda, Il Massaggio Ayurvedico e i trattamenti di Purvakarma, una via di Karma Yoga” della Dott.ssa Letizia Vercellotti